La tredicenne udinese e gli mms hard


Scandalo! Una tredicenne friulana ha inviato più di mille mms, contenenti foto e soprattutto filmati, a minorenni e non solo! Stando a quanto riportato dalla stampa locale, la ragazzina si ritraeva con il volto coperto in situazioni decisamente pornografiche, e vendeva gli mms in cambio di ricariche per il cellulare e regali vari.
...e lo scandalo dov'è? Mentre cercavo su Google articoli per farmi un'idea più precisa dell'accaduto, mi sono imbattuto in vicende pressocché identiche che hanno coinvolto negli ultimi anni altre tredicenni di svariate località italiane. Insomma, questa non è la novità che i giornali vogliono farci credere, e forse è la ricorsività che deve destare più preoccupazione.
Alle spalle di questo particolare fatto di cronaca, una famiglia separata che evidentemente non si è accorta di nulla. I genitori si lasciano e ci vanno di mezzo i figli? Tristemente normale! Ricordo che una decina di anni fa, quando insegnavo presso una scuola media, molti figli di coppie divorziate erano autentici teppisti all'insaputa di genitori completamente assenti, assorbiti dal rifarsi una nuova famiglia e scarsamente interessati ai "residui" di quella precedente. In questo caso i "residui" sono persone, ma troppo spesso finisce che gli "adulti" se ne ricordino quando ormai i danni sono elevati, a volte irrecuperabili.
Si apre comunque la strada e diverse rilessioni.
Innanzitutto la puntuale riposta dei benpensanti, che per forza di cose DEVONO apparire sui giornali per sciorinare facili verità pre-elettorali e demagogia spicciola. A tal riguardo si rasenta il ridicolo, colpevolizzando il cellulare come strumento e affermando addirittura che piuttosto che un telefono bisognerebbe regalare un libro. D'altronde, il concetto di insegnare tanto a leggere un libro che a usare propriamente un cellulare è evidentemente così complesso da risultare alieno!
Il mezzo, in questa circostanza, è stato usato semplicemente per il suo fine: comunicare. E lo ha fatto benissimo. Ha comunicato l'inadeguatezza dei genitori della ragazzina e l'esistenza (scontata) di una perversa curiosità, diffusa soprattutto fra adolescenti che stanno scoprendo e imparando il proprio approccio alla sessualità. Ciò che sembra cogliere tutti impreparati è il fatto che i moderni strumenti di comunicazione portano con estrema facilità al mondo intero i fatti che le famiglie hanno sempre preferito restassero privati. Negare l'esistenza di una cosa non implica che questa cosa non esista, significa solo nascondere la testa sotto la sabbia.
Due esempi fra le mie amicizie mi vengono alla mente. La zia di un amico, famosa in paese per le sue abilità culinarie, aveva seri problemi di alcoolismo di cui nessuno ha mai sospettato niente, neanche alcuni fra i famigliari più stretti. Il padre di una mia amica, ben conosciuto nel circondario come una persona allegra e cortese, picchiava saziamente moglie e figli in continuazione. Piccole tragedie private che possono capitare in qualunque casa, addiritura nella nostra senza che noi stessi sospettiamo nulla.
Quando però il privato finisce sulla bocca di tutti, ecco che diventa subito una questione sociale. Ecco lo scandalo.
Non voglio esprimere giudizi sulla situazione in sé, ma solo su come viene gestita a livello mediatico. Vediamo quindi l'articolo sul padre che racconta una struggente storia di disagio dovuto alla separazione, con tanto di terapia dallo psicologo. Struggente non tanto di per sé stessa, quanto per come il Messaggero Veneto la dipinge. Analogamente possiamo leggere di come la madre di un altro alunno della stessa scuola fosse già a conoscenza del fatto, e si sia vista costretta a denunciare la cosa al dirigente scolastico. Poi, ovviamente, arrivano i benpensanti che per fortuna ci vengono sempre in aiuto per farci capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, come dobbiamo vivere, agire e ragionare. Il cellulare, però, lo hanno anche loro e non è escluso che lo usino anche per sordidi motivi, come saltuariamente viene alla luce. Strano però che quando la cronaca è dominata dalle intercettazioni telefoniche di politici e vip, nessuno metta alla berlina il telefono...
Un'altra riflessione provocatoria riguarda la pornografia e la concezione molto religiosa del corpo come un tempio. Internet ci dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che tanto il tabù del sesso quanto la concezione stessa che milioni di persone hanno del corpo e del suo utilizzo sono profondamente mutati. Anzi, forse sono sempre stati diversi da come le istituzioni hanno cercato di descriverceli e inculcarceli. A tal proposito mi sembra piuttosto gratuito che il padre della tredicenne udinese richiami la scuola al dovere di insegnare certe cose perché i genitori non possono controllare costantemente i figli. L'ambiente famigliare è e resta al primo posto fra i responsabili della formazione caratteriale di una persona. Certo, anche la scuola dovrebbe fare molto di più che ridursi a un semplice recinto per il bestiame in cui parcheggiare i figli per mezza giornata, ma senza uno sforzo congiunto è impossibile pretendere risultati apprezzabili. Puntare il dito sui modelli trasmessi dai mass media è poi fin troppo facile ed eccede largamente questa riflessione.
Alla fine, il traguardo da raggiungere in questo caso è banale eppure appare come una chimera: evitare che un genitore, bussando alla camera della figlia, possa temere di trovarla nuda a gambe larghe e intenta a riprendersi per degli sconosciuti...



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