La televisione ha sempre ragione!


In realtà avrei voluto intitolare questo post "La televisione fa cagare!", ma così facendo avrei attratto orde di troll e non ne avevo voglia. Non è la prima volta che scrivo di televisione, ma un fatto di questi giorni mi ha spinto a riflettere nuovamente sull'argomento e a voler condividere con voi queste riflessioni.

Mi riferisco al caso del bambino portato via a viva forza dal padre di fronte alle scuole di Cittadella. I media ne hanno parlato allo sfinimento, e il video girato dalla zia è stato passato in televisione fino alla nausea. Si trova anche su youtube, ma non lo linko per puro senso di decenza.

La cosa che come sempre mi fa inorridire a riguardo non è tanto la storia in sé, triste ma più comune di quanto si pensi, bensì la deprimente pochezza giornalistica ed informativa a riguardo. Anzi, pochezza è riduttivo, visto che di informazione sull'argomento non se n'é vista neanche lontanamente. D'altronde i format televisivi non sono costruiti per creare vera informazione ma unicamente per spettacolarizzare i fatti; il perché lo spiegherò fra qualche riga.

Giusto per fare chiarezza sul fatto di cronaca, mi preme segnalare questo post di Paolo Ferrario, con cui concordo dalla prima all'ultima parola. Leggetelo, ne vale veramente la pena! E poi notate che questa chicca di contro-informazione si trova su internet e non in televisione. Se Ferrario venisse invitato a dire le stesse cose in tv, penso che potrebbe trovare spazio solo in due format: dibattito con genitori piangenti e colonna sonora struggente (in cui non possono che vincere i genitori piangenti) oppure dibattito/scontro con politici e istituzioni, dove si fa gara a chi urla più forte e chi parla più spesso sopra gli altri. In questo caso non vincerebbe nessuno, né il messaggio del suo post raggiungerebbe gli spettatori, completamente schiacciato dal rumore comunicativo.

Ammetto che internet, forse anche più della televisione, è un medium che si presta a contenuti molto brevi e compressi nel significato, ma dalla sua ha lo spazio necessario anche a contenere un'informazione completa su virtualmente qualunque argomento. Qui arriviamo alla spiegazione sul perché i format televisivi si sono evoluti in questo modo, prima però bisogna fare un piccolo passo indietro per parlare di qualcosa che a prima vista non sembra attinente.

Dovete sapere che il corpo umano è evolutivamente progettato per ottimizzare e risparmiare le energie. Questo è il motivo per cui, quando non si esercita un muscolo, lo stesso riduce la propria massa fino ad atrofizzarsi. O ancora quando si digiuna per lunghi periodi, il corpo tende a ridurre la massa magra conservando quanto più possibile quella grassa, ultima risorsa di sostentamento prima dell'inedia. Con buona pace di chi pensa che per dimagrire basti saltare i pasti.

Anche il cervello lavora in modo analogo: una volta che si è fatto un'idea qualitativa di un oggetto, tende ad utilizzarla senza rimetterla in discussione. Ad esempio, quando guardate una fiamma sapete che se la toccherete ne ricaverete una dolorosa scottatura, senza per questo doverlo provare ogni volta. Questo meccanismo si chiama euristica cognitiva. Ovviamente sto semplificando in modo estremo, per cui coloro che sanno bene di cosa sto parlando non se la prendano troppo a male. :)

Le euristiche cognitive, ovvero l'attivazione del percorso cognitivo periferico piuttosto di quello centrale, contribuiscono alla creazione e definizione del nostro vivere sociale. Visto che oggi mi sento particolarmente divulgativo, faccio un altro esempio. Se siete nati e cresciuti in Italia, troverete normale andare a messa la domenica o anche semplicemente incontrare persone che vanno a messa la domenica, a prescindere dal vostro credo religioso. "Normale" significa che accettate acriticamente la cosa, non ci pensate e continuate per la vostra strada, verso la chiesa o verso il bar, o quant'altro. Adesso pensate se per ipotesi, da domenica prossima, ci fosse la libera scelta di andare in chiesa oppure nell'adiacente tempio di Zeus a sacrificare capretti, cosa che in altre epoche era ritenuta ugualmente normale. Immagino che vedere una processione di persone vestite a festa affiancata ad una di persone in tunica o peplo e armate di pugnali sacrificali vi farebbe perlomeno alzare un sopracciglio. Ecco, questo dubbio significa che avete attivato il percorso cognitivo centrale e che state, seppur moderatamente, rimettendo in discussione cosa sia "normale" fare o veder fare la domenica mattina. Siccome nessuno vuole che rimettiate in discussione alcunché, non vedrete sacrificare a Zeus nei fine settimana. :P

Vi ho fatto perdere il filo del discorso? Tranquilli, da qui si ritorna alla televisione. Per creare un messaggio televisivo semplice, emozionalmente coinvolgente e subito digeribile per tutti bisogna creare, consolidare e non mettere mai in discussione la "normalità". Creare e rafforzare le euristiche cognitive. Un caso come quello del bambino di Cittadella richiede, come scrive anche Paolo Ferrario, una valutazione molto più complessa e sfaccettata. Esistono dei professionisti formati esattamente per questo. La televisione invece deve dare un messaggio euristico, quindi:

mamma = buona, ha sempre ragione

papà = cattivo, non lo vedete che trascina suo figlio di peso?

sbirri = cattivi

assistenti sociali = portano via i bambini dai genitori

Tutti questi elementi, presi come se avessero valore invariabile ed assoluto, sono emerite stronzate e non ci vuole granché per capirlo. Eppure il telespettatore rispetta il patto narrativo e prende tutto ciò per buono. Ci sono altre cose dietro? Non si vedono, quindi chissenefrega!

Vi faccio un altro esempio di abuso delle euristiche cognitive, questa volta preso dalla carta stampata. L'articolo che segue è preso dalla prima pagina di un quotidiano locale e riguarda un recente caso di omicidio in cui una donna ha ucciso il suo compagno a coltellate.

Un caso di cronaca nera locale

 

Scusate la qualità della foto, ma è uno scatto del cellulare. In questo caso potete vedere come le euristiche siano state dichiarate nel lungo incipit per poi concludere con un "dev'essere stato così". Non c'è documentazione sul caso, non ci sono fatti. Siccome di solito va così, allora anche questa volta dev'essere andata così. Secondo la mia opinione di consumatore di informazioni, un ragionamento di questo tipo va bene per le chiacchiere nella sala d'aspetto del medico di paese o dalla parrucchiera, non di certo sulla prima pagina di un quotidiano. Inorridisco all'idea che una persona venga pagata per scrivere cose del genere. Per inciso, anche in questo caso le cose sono un po' più complesse. Le cose sono SEMPRE un po' più complesse, ma per saperlo bisogna scavare un po' di più, informarsi un po' di più.

Scavare ed informarsi sono pratiche ormai completamente aliene ai mezzi di informazione di massa, quindi mi sento di dire che la loro autorevolezza va messa seriamente in discussione. Guardare un telegiornale ormai non è diverso dal seguire "Striscia la notizia" il quale, è bene ricordarlo, è un programma satirico. Non c'è LA verità, c'è solo la LORO verità. Una verità parziale, schierata, opportunista, che non ammette di essere confutata in alcun modo, pena la "messa in discussione" della "normalità".

Alla fine dello strano percorso che vi ho proposto, vi chiederete: perché parlare di tutto questo?

La risposta è in un invito, l'invito ad alzare l'asticella della comunicazione, appena di un po'. Vorrei invitare intellettuali come il già citato Paolo Ferrario a non dover prendere la televisione a punto di riferimento perché le critiche, per quanto giuste, non la scalfiranno. Le affermazioni "è vero perché l'ha detto la tv" o "l'ho letto sul giornale" non possono più, ormai da lungo tempo, testimoniare l'effettiva veridicità di un fatto. Non c'è informazione, non c'è insegnamento, solo la perpetuazione di concetti premasticati e predigeriti. Puro bolo comunicativo.

Prendiamo il coraggio a due mani e voltiamo le spalle a tutto questo. Di fronte alla dis-informazione dei media rispondiamo con un'indifferenza attiva. E scriviamo sempre le cose come stanno, nel modo più completo possibile.

Qualcuno leggerà.

 

Gadjet



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