La politica ipocrita di negare la storia


Trovare le parole giuste per questo post è un'impresa tutt'altro che intuitiva, nonostante si parli di storia e di attualità. Anzi, forse il problema nasce proprio da un accostamento forzato ed improprio fra storia e attualità.

Comincerò quindi dai fatti, il che sembra sempre una buona idea.

 

L'anno è il 1941, il contesto è la seconda guerra mondiale. Hitler dà il via all'operazione Barbarossa, un attacco alla Russia in violazione di un recente patto di non aggressione stipulato fra le due potenze. Vista la vastità del territorio sovietico e il numero delle truppe messe in campo, l'impresa sembra impossibile. Nonostante le premesse sfavorevoli, cominciano invece ad arrivare i primi successi dell'offensiva tedesca.

Benito Mussolini, colpito dall'andamento della guerra su quel fronte, insiste perché anche l'esercito italiano vi prenda parte e convince in tal senso il Fuehrer, che era molto più propenso a lasciare che gli italiani si concentrassero sul teatro africano.

Il resto, come si suol dire, è storia. Una triste storia, segnata da numeri impietosi: 229 mila i soldati partiti dal nostro Paese, incerto il numero dei sopravvissuti. Si parla ufficialmente di 89 mila persone fra morti, dispersi e catturati, con stime che arrivano al dimezzamento delle forze di partenza. Per rendere meglio l'idea, furono necessari duecento treni per portare i nostri militari verso il fronte orientale, e solo diciassette per farli rientrare.

 

fonte: footage.framepool.com

 

Ieri gli Alpini hanno voluto celebrare il ricordo della marcia del Don riproponendo un percorso a piedi fra cinque comuni limitrofi, in ognuno dei quali tributare gli onori presso i monumenti ai caduti. Per ricreare un contesto più accurato, hanno avuto l’idea di coinvolgere un gruppo di rievocatori storici specializzato nella ricostruzione della seconda guerra mondiale. Un’idea che mi ha colpito favorevolmente e che mi ha incuriosito.

Qui sono cominciati i problemi.

Un attivista locale è letteralmente insorto all’idea che fossero presenti divise con il fascio littorio e con lui sono insorte le associazioni di partigiani, additando la manifestazione come un’esaltazione della guerra e del militarismo, quando non una vera e propria apologia del fascismo.

Risultato? Gli Alpini hanno ceduto alla pressione politica e mediatica che è scaturita da questo personaggio e hanno cancellato la parte rievocativa all’ultimo momento.

Mi trovavo lungo il percorso della marcia con la sana curiosità di gustare una ricostruzione storica e invece ho visto passare solo i gruppi di Alpini in abiti civili. Onorevole, niente da dire. Politically correct, senza dubbio. Deludente, in modo bruciante.

Il mio primo pensiero è che questa mossa ha avuto l’effetto di legittimare le preoccupazioni dei protestanti ed ammettere che di fondo ci fosse veramente un’esaltazione del fascismo, mentre una rievocazione storica dovrebbe essere altro.

Gli altri pensieri che ho avuto cominciano tutti con la stessa parola:

 

IPOCRISIA!

 

La becera opportunità politica non può e non deve far dimenticare che i 229 mila soldati che sono partiti per il fronte orientale facevano parte dell’esercito italiano e che l’esercito italiano vestiva il fascio littorio. Punto.

Non bisogna dimenticare che quei soldati erano i nostri padri, i nostri nonni, i nostri zii e che hanno combattuto una guerra sotto le insegne dello Stato in cui vivevano e che quello è lo stesso Stato in cui viviamo adesso: l’Italia.

Quelle persone sono nate in un altro contesto sociale, politico e culturale, in un Paese che usciva dal primo conflitto mondiale pregno di un sentimento di autodeterminazione dei popoli che è stato uno degli effetti di lungo termine di quel conflitto.

Hanno vissuto la loro infanzia ed adolescenza nel fascismo, circondati dalla costante propaganda di essere cittadini di un impero. Quale impero? In un mondo che stava diventando più piccolo in quanto sempre più interconnesso, le scelte politiche erano fondamentalmente due: sedersi al tavolo di chi conta e spartirsi la torta oppure scodinzolare accucciati sotto quel tavolo aspettando che qualcuno faccia cadere un po’ di briciole. Forte della sua posizione di vincente nella prima guerra mondiale, l’Italia ha scelto di voler avere un ruolo paritario rispetto agli altri Stati. Siccome uno dei requisiti era essere una potenza coloniale, l’Italia ha cercato di essere una potenza coloniale. Le cose, poi, hanno preso la piega che tutti conosciamo.

Oggi quelle scelte sembrano irragionevoli, se non stupide, ma non possiamo pensare di giudicare ciò che è successo allora con il metro del nostro vivere presente, non possiamo paragonare la società che ha formato quella generazione con quella che ha formato la nostra. Non possiamo continuare a colpevolizzare quei soldati per la “semplice” onta di aver perso la guerra, perché questo è – a conti fatti – ciò che è sempre successo.

Una rievocazione storica ha lo scopo di mostrare quello che è stato, non di giudicarlo. Negare che l’Italia fosse un Paese fascista, negare che i nostri soldati regolari vestissero divise con il fascio littorio, NEGARE LA STORIA è solo patetico. Vedere la ricostruzione della storia come un’esaltazione di quel periodo e strumentalizzare la cosa per fini personali e/o politici è parimenti patetico.

 

Vogliamo fare una rievocazione della seconda guerra mondiale? Allora dobbiamo accettare il fatto che ci siano soldati con il fascio littorio, soldati con la svastica e sì, anche partigiani. E se un bambino dovesse chiedere chi sono i buoni e chi i cattivi, non siate così ipocriti da limitarvi ad additare i partigiani come eroi. Siate onesti e rispondete così: nessuno può prevedere il futuro, nemmeno dei ragazzi poco più che ventenni trovatisi nelle condizioni di dover uccidere per sopravvivere. Durante una guerra dalle sorti incerte, quei ragazzi hanno scommesso su diversi, possibili futuri. La storia oggi chiama eroi quelli che hanno vinto quella scommessa.

 

La storia non si giudica, la storia non si cambia. La storia si studia per imparare a non ripeterla. L’atteggiamento oscurantista di chi ha voluto cancellare quella rievocazione, invece, è quanto di più pericolosamente ignorante e disonesto possa succedere. Chi ci vuole privare del passato, ci vuole portar via anche il futuro.

 

Gadjet



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Commenti  

 
+1 #1 Mauro 2015-03-12 16:21
Perfettamente d'accordo con Te!
Ma l'onestà intellettuale non è cosa data a molti. E chi Ti risponde si reputa essere uno dei pochi a potersi definire ancora comunista.
Quelle persone dovrebbero leggersi qualche buon libro, scritto da persone che erano fasciste (come quasi tutti all'epoca) ma poi hanno capito in quale errore erano cadute e sono passate dall'altra parte.Però, non avendo perso l'abitudine di pensare con la propria testa, finita la guerra hanno visto il cambiamento di rotta dei partiti della Costituente e ne hanno denunciato le "anomalie"; pagandone personalmente le conseguenze (ad esempio Davide Lajolo).
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