Chi si arroga il diritto di sparare per primo?


Il clima è teso. Parecchio teso. Che ci siano più o meno motivi per giustificare questa tensione, di certo c'è che parecchie persone hanno le proprie ragioni per gettare benzina sul fuoco: chi per tornaconto politico, chi per guadagno economico, chi solo per sentire il proprio ego appagato dai like su Facebook. Peggio ancora, tutte queste cose insieme.

Cominciamo dai fatti, noti a chiunque: l'Isis aveva promesso che sarebbe arrivato in Libia e dalle sue coste avrebbe minacciato direttamente l'Italia. La promessa è stata mantenuta, la costa libica raggiunta e le minacce di un attacco diretto sono state fatte.

Quante possibilità ci sono che venga sferrata un'offensiva militare “classica” dall'altra parte del Mediterraneo? Stando a quanto dicono gli esperti, praticamente nessuna. I terroristi non hanno a disposizione le armi adatte a coprire il tratto di mare (tanto meno ad arrivare fino a Roma) e, anche se mettessero le mani sui depositi libici, si troverebbero con lo stato dell'arte bellica... di quarant'anni fa. Se pure riuscissero a trovare, armare e rendere operativo un missile Scud in grado di percorrere i 1200 chilometri fino alla nostra capitale, mi piace pensare che saremmo in grado di mettere in atto delle adeguate contromisure prima che la raggiunga.

Dove risiede dunque il rischio? Principalmente in due eventualità:

  • che ci spediscano volutamente una quantità di migranti tale da far collassare non solo il sistema di accoglienza italiano ma anche l'intera economia del paese;

  • che infiltrino degli elementi con lo scopo di colpire obiettivi sul nostro territorio nazionale.

 

Il primo punto, con un po' di volontà, è risolvibile. Non dico come, ne parlano già a sufficienza i media. Il secondo, invece, è più critico e dà origine ad un'altra mia paura più personale. Cosa succederebbe se qualche militante riuscisse davvero a rendersi protagonista di un'azione dal grande risalto simbolico e mediatico? Quante possibilità ci sarebbero che altri immigrati già sul nostro territorio da tempo cominciassero una più o meno disordinata rivolta?
Questa considerazione viene dal pensiero di quanto fallimentare sia stata finora la nostra politica dell'integrazione.

Facciamo un passo indietro.

 

L'esecuzione di prigionieri egiziani sulle coste libiche (nbcnews.com)

 

Leggo sempre più spesso i leoni da tastiera berciare proclami in cui invocano attacchi armati, difese all'ultimo sangue e cadaveri di immigrati in quantità industriale. Ovviamente ben seduti sul comodo divano, nessuno di loro sarebbe veramente pronto ad imbracciare un'arma e lanciarsi a capofitto su un redivivo fronte libico; molto più facile immaginare gesta eroiche e lasciare che le dita le narrino sui social network. Cosa spinge dunque una persona ad immolarsi in battaglia? Togliamo al leone da tastiera il divano, il tetto sopra al divano e anche il cibo sempre presente nel frigorifero.

Prendi una persona, privala di tutto ciò che ha da perdere e promettile di ricompensarla se farà come dici: semplificando molto, ecco creato un soldato/terrorista.

Per molti anni abbiamo importato volentieri forza lavoro dai paesi meno sviluppati del nostro. Come crescente ceto medio li abbiamo isolati, ghettizzati, posti a fare i lavori di cui non volevamo più occuparci e per questo li abbiamo pagati il meno possibile. Se avessimo dato loro qualcosa da perdere, in questo momento avrebbero delle cose da difendere come tutti gli italiani e si sentirebbero più minacciati che coinvolti dall'Isis. Questa non vuole essere una considerazione sentimentale e populista ma solo freddamente strategica.

La strada dell'odio, però, era più semplice e più redditizia. I provvedimenti “di pancia” piacciono molto di più agli italioti e per questo motivo molti sono convinti che basti qualche colpo di spugna per dirimere la questione.

Le cose poi hanno preso un'altra piega, la crisi ha cominciato a far perdere sicurezza al popolo nostrano e tutto ciò che si è potuto fare nei confronti degli immigrati è stato troppo poco e troppo tardi.

Il nostro leone da tastiera, però, potrebbe sentire minacciato ciò che ha nell'infausta ipotesi di un conflitto multipolare, ovvero combattuto virtualmente casa per casa come sembra essere prerogativa di questa generazione di guerre. Più di qualche facinoroso potrebbe essere portato ad impugnare per davvero un'arma e farsi giustizia da solo. Ormai è passato troppo tempo dall'ultimo conflitto combattuto dentro i nostri confini e gli effetti sulla popolazione sono diventati solo quattro righe su libri di storia ridotti - colpevolmente - quasi ad album da colorare.

Certo, nel momento in cui la nostra stessa sopravvivenza è in pericolo l'istinto ci impone di agire e difenderci. Dove però si tira la linea? Qual è il momento esatto in cui siamo legittimati a premere il grilletto nel nostro giardino ed essere dalla parte della ragione?

Le guerre non durano mai in eterno e, se il vostro vicino eroe non ha esitato a sparare, finita la crisi vi rimarrà un vicino che spara. Sarete più tranquilli?

 

Gadjet



Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
Reddit! Del.icio.us! Mixx! Free and Open Source Software News Google! Live! Facebook! StumbleUpon! TwitThis Joomla Free PHP

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Prossimi eventi

No events
Last month January 2019 Next month
S M T W T F S
week 1 1 2 3 4 5
week 2 6 7 8 9 10 11 12
week 3 13 14 15 16 17 18 19
week 4 20 21 22 23 24 25 26
week 5 27 28 29 30 31