Il salotto buono dell'italiano medio dopo il pranzo medio della domenica media


Nella casa dalle mille meraviglie, la domenica dopo pranzo, l'apparecchio televisivo è puntualmente sintonizzato su Canale 5. Non so se questa scelta sia dovuta al fatto che quello è l'unico canale ricevibile da quella tv, se la bionda si appisola più proficuamente ascoltando il continuo vociare di sottofondo o se provi un sincero piacere per quello spettacolo che reputo sinceramente indecoroso. Non lo so e mi sposto nell'altra stanza alla ricerca di un po' di pace.

La pace non arriva, contrariamente alle voci nel salotto della D'Urso che strepitano in un crescendo di urla indecifrabili. I convitati si parlano l'uno sopra l'altro senza sosta, il pubblico applaude e non si riesce neanche a capire per chi. Mio malgrado tendo l'orecchio e percepisco che stanno parlando di politica, per la precisione dell'auspicata (o meno) uscita dell'Italia dall'euro.

Non so chi sia coinvolto nel dibattito e sinceramente non mi interessa, ma mi soffermo per qualche istante ad ascoltare i contenuti.

Voce 1: "[...] chi glielo spiega poi agli italiani che pagheranno la carne il 30% in più?"

Voce 2 (parlando sopra l'altra): "nonèverononèverononèverononèvero!"

Voce 1 (parlando sopra l'altra): "Come non è vero? L'Italia importa il 60% dall'estero, se usciamo dall'euro avremo di nuovo i dazi doganali!"

Voce 2: "E allora vorrà dire che importeremo un po' di meno e produrremo più cose da soli! Non è ora di dare più lavoro agli italiani???"

E qui parte l'applauso scrosciante del pubblico.

Certi programmi, se li conosci li eviti ancora più volentieri!

Rimango basito sia da quanto sia sempliciotta questa presa di posizione che da quanto il pubblico plaudente sia stato imbonito da una promessa che in realtà è una condanna. Facciamo un esempio: oggi decido che voglio cambiare casa per trovarne una più vicina al posto di lavoro. Come agirò? Ovviamente vendo la mia attuale casa e poi, una volta che l'acquirente vi si trasferisce, comincio a cercarne un'altra. Mi sembra un ottimo modus operandi, vero?

Non ci vuole un genio per far sorgere alcune domande: e se non trovo casa entro stasera, dove dormo? E se non la trovo neanche domani? E se non ne trovo una nella zona di mio interesse? Se magari la trovo, ma è una bicocca inabitabile che necessita di restauri? Se ne trovo una che costa più di quanto abbia ricavato dalla vendita della mia e non ho i soldi per pagare la differenza?

Queste sono domande piuttosto legittime, che una persona dovrebbe porsi PRIMA di fare delle scelte che le stravolgono la vita! Il discorso sull'euro è identico. Che senso ha dire che POI cambieremo le cose? Non sarebbe il caso di lavorare per cambiare le cose e DOPO valutare se ce la possiamo fare voltando le spalle all'Europa? Abbiamo le infrastrutture? Abbiamo le risorse? Le materie prime? Il know how? Siamo un mercato desiderabile? Gli altri Paesi farebbero riserve di forex di una lira svalutata? Lo hanno mai fatto? Possiamo fare già certe scelte? L'Europa ci vincola a non farle? E allora come mai per altri argomenti che non finiscono sui giornali o dalla D'Urso, l'Italia si è sempre fatta i fatti propri in barba alle sanzioni comunitarie?

Queste domande, però, non farebbero mai scaturire un applauso da parte del pubblico della domenica televisiva. Neanche un applauso registrato.

Il vociare del salotto buono continua a crescere e non mi lascia pace. Meglio uscire di casa e fare una passeggiata sotto il sole primaverile, almeno questo si può ancora fare.

 

Gadjet



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