Sembrano idiozie sui migranti, invece sono atteggiamenti pericolosi


Argomento principe della tifoseria da bar, chiacchiera da spiaggia, click baiting sicuro sui social network: l'immigrazione e in particolare la vulgata del "rispediamoli a casa loro a calci in culo".

Non ho parlato casualmente di tifoseria, perché le posizioni che leggo fra i commenti alle notizie sull'argomento sono puntualmente polari - soprattutto contro - senza alcuna vera argomentazione a sostegno della tesi, fatte salve le più fantasiose teorie complottiste che parlano di sostituzioni razziali e cazzate consimili. Non voglio dedicare spazio ora a questi abissi di ignoranza, ma focalizzarmi su alcuni punti ricorsivi che espone chi cerca di dare contro ai teorici della purezza italica.

In particolare, un botta e risposta che funziona grossomodo così:

- dobbiamo ricacciarli in Africa!!1!!11!
- razzista di merda, non ti ricordi come gli americani trattavano gli italiani che emigravano là? E loro erano partiti per lavorare!
- Sì, come no? Infatti hanno esportato la mafia!

...e via discorrendo.

Poniamoci delle domande.
L'immigrazione è un fenomeno problematico? Sì, senza dubbio.
Gli italiani hanno contribuito a costruire la storia degli Stati in cui sono emigrati? Sì, le testimonianze sono visibili.
Gli italiani hanno portato all'estero anche le brutture di casa nostra? Certo, d'altronde è statisticamente inevitabile.

Esseri umani? Ma stiamo scherzando? (fonte: famigliacristiana.it)

Dov'è dunque il problema? Nell'abuso dell'approccio storico. Aprire un libro di storia non significa solo ricordarsi a memoria date di battaglie e nomi di re per prendere un sei ad un'interrogazione e poi rimuovere dalla mente il tutto; bisogna imparare come si legge la storia con spirito critico e, quindi, cosa possono insegnarci i fatti del passato.

Innanzitutto, proporre un parallelismo così diretto fra due fenomeni apparentemente simili è una forzatura inaccettabile: gli eventi non si ripetono mai due volte nello stesso modo, perché le cause che li generano e i contesti in cui avvengono non possono essere uguali. Questo contraddice forse la mia affermazione precedente, secondo cui la storia ci insegna qualcosa? No, assolutamente no. Basta ampliare un po' la visione del passato per notare come ogni flusso migratorio abbia comportato un turbamento nel sistema economico/sociale dell'area che lo ha subito. In fondo è una conclusione intuitiva. Allo stesso modo, si può anche vedere come ogni singolo sistema, con il tempo, abbia trovato un nuovo equilibrio e non si sia autodistrutto, il che è assolutamente naturale.

Cosa voglio dire con questo? Che è giusto incazzarsi con chi spara a raffica il mantra del "rispediamoli a casa", perché non sta facendo altro che scaricare sulla generazione successiva la responsabilità di gestire un'integrazione culturale che la storia ci mostra essere una conclusione inevitabile. Di fronte alle apparentemente innocue affermazioni dei leoni da tastiera c'è l'atteggiamento distruttivo di ipotecare il futuro altrui per difendere un orticello che già non esiste.

Non fate spallucce quando vedete i vostri contatti su Facebook sparare certe minchiate, o ancora peggio quando sono i personaggi pubblici a farlo, perché la storia non si limiterà a schiacciarli per quanto insignificanti essi siano: la storia presenterà inevitabilmente il conto, e se non ne saremo consapevoli lo pagheremo tutti molto salato.

 

Gadjet



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