L'omosessualità logora chi non ce l'ha


Il titolo è una parafrasi della celebre affermazione attribuita ad uno dei personaggi più potenti e controversi della nostra storia recente. Perché questo incipit? Ho recentemente letto questo articolo su L'Espresso, di cui faccio un rapido sunto: durante la discussione sulla nuova legge per le unioni civili presso la Commissione Giustizia, il tristemente noto Giovanardi ha richiesto e ottenuto che venissero ascoltate le associazioni in difesa della famiglia tradizionale, dopo che erano state ricevute quelle della comunità LGBT. Par condicio, mi sembra giusto. Il problema è che la situazione è degenerata in fretta, quando i difensori dello status quo hanno affermato che questa legge renderebbe possibili le unioni fra consanguinei e anche fra specie diverse, paragonando la presunta volontà di indebolire l'istituzione del matrimonio all'operato dell'ISIS.

Due riflessioni le faccio subito: mi sembra quantomeno assurdo pensare che la legge stia pretendendo di modificare la società quando la realtà è diametralmente opposta. Certe proposte di legge stanno a malapena cercando di inseguire la realtà che viviamo. Le istanze sociali che, peraltro, sono ormai state accolte in molti altri Paesi, attendono solo di essere riconosciute anche in Italia. Come evitarlo? Semplicemente buttando la questione in caciara, come è successo nei fatti descritti da L'Espresso. Le sparate che ho citato hanno il puro scopo di estremizzare - astraendo - le possibili conseguenze della norma in esame per renderla improponibile agli occhi degli elettori. Il trucco è vecchio e viene riproposto senza varianti, in modo sempre efficace. Nessuno fa notare che negli Stati che hanno una legislazione all'avanguardia sulle unioni civili, consolidata da anni, non si sta assistendo al proliferare di uomini che sposano contemporaneamente la propria sorella, altri quattro/cinque uomini e già che ci sono anche il cane. Certo, qualche squilibrato potrebbe anche esserci ma non è su un singolo caso limite che si fa una legge. I casi limite ci saranno sempre. Anche una famiglia ultracattolica che genera sedici figli senza curarsi di come mantenerli è un caso limite, solo che invece di evidenziare il problema li incensiamo a Sanremo.

 

Dobbiamo davvero temere questa immagine? Perché?

 

La cosa più assurda e divertente di questa storia, però, è rappresentata dai commenti all'articolo. Pochi utenti - soprattutto donne - si sono schierati in una difesa ad oltranza della famiglia tradizionale, trollando chiunque cercasse di difendere le istanze della comunità LGBT con una dialettica alquanto incerta. I loro interventi sono stati letteralmente copia-incollati decine di volte e ruotano attorno a pochi concetti:

- la lobby gay vuole poter accedere alle adozioni per ingrandire il mercato dello sfruttamento delle donne, bombardandole di ormoni per far fare loro figli a bizzeffe;

- i gay non vogliono adottare bambini negli orfanotrofi ma realizzare quanto scritto al punto precedente;

- i movimenti di simpatizzanti LGBT stanno diminuendo in tutta Europa. Anche fra gli omosessuali ci sarebbe una decrescita di simpatizzanti verso queste istanze degli omosessuali stessi.

 

Non servirebbe nemmeno commentare le assurdità logiche descritte qui sopra ma lo farò comunque, mettendo in risalto la somma dei loro ragionamenti.

Partiamo dalla "lobby gay": è interessante notare come questa non meglio precisata entità sia così potente da mercificare il corpo della donna nei paesi sottosviluppati nonostante non abbia appoggi politici necessari a far passare una norma che la legittimi e i suoi simpatizzanti siano in calo, addirittura fra gli omosessuali. Con un potere del genere non credo che una lobby possa andare molto lontano. Anzi, non credo che una realtà lobbistica possa neppure esistere.

Se i gay non hanno la facoltà di adottare bambini ma esiste una realtà sommersa che vede donne bombardate di ormoni perché partoriscano come conigli, evidentemente questo non favorisce la famigerata "lobby gay" che non può beneficiare di questo mercato di esseri umani. Ne consegue che per le associazioni "pro famiglia tradizionale" non è importante che il corpo della donna venga rispettato e difeso da questa pratica mostruosa, ma che non siano i gay a metterla in atto. Donne che se ne fregano delle donne mentre dichiarano di proteggere le donne, un capolavoro della dialettica!

Come corollario a tutto questo, cito ancora qualche caposaldo ricorsivo:

- tutte le statistiche citate dai "pro famiglia" provengono da siti estremamente conservatori;

- chiunque si dichiari favorevole alle unioni civili fra omosessuali viene subito etichettato come gay e, se questo dichiara di non esserlo, viene accusato di non avere il coraggio di ammetterlo;

Il secondo punto, in particolare, crea un ragionamento capzioso. L'accusa di omosessualità diventa un attacco personale e chi lo subisce cade facilmente nel tranello, rispondendo a sua volta con un comportamento analogo. A questo punto il primo attaccante ha gioco facile a passare dalla parte delle botte, accusando l'interlocutore di essere violento (quindi per estensione tutti i gay sono violenti) e lamentando di non poter avere la libertà di pensarla diversamente dai gay, come effetto del potere delle lobby gay. Si crea così con poco sforzo un forte rumore comunicativo che porta la discussione in uno stallo forzato, con un vantaggio univoco per lo status quo.

Un utente ha poi fatto notare come alcuni dei commentatori più reazionari avessero lo stesso stile linguistico e addirittura lo stesso indirizzo IP. Questo li identificherebbe ufficialmente come troll, portando a sospettare che dietro diversi account ci sia in realtà una persona sola. Perché qualcuno dovrebbe devolvere tanto impegno nel far naufragare i commenti di una rivista online? I motivi sono molteplici e non è neanche da escludere che dietro queste mosse ci siano forze dell'ordine e istituzioni. Non entrerò più di così in questa piccola teoria del complotto, peraltro già suffragata da prove sul campo di qualche blogger. Mi limito ad ammettere l'eventualità con poco stupore.

 

Vorrei terminare questo breve post con alcune considerazioni più generali.

Quanti omosessuali ci sono in Italia? Il sito gay.tv cita l'Istat e quantifica in un milione le persone dichiaratesi omosessuali o bisessuali. Su una popolazione di circa 60 milioni, stiamo parlando di un'incidenza dell'1,7%. UNO-VIRGOLA-SETTE. In un contesto privato, un provvedimento che riguardasse l'1,7% degli utenti non scomoderebbe mai un consiglio di amministrazione, verrebbe relegato al middle management.

Per quanto riguarda l'atteggiamento che hanno gli italiani verso la comunità LGBT, invece, rimando a questa pagina del sito ISTAT che dipinge un quadro "lievemente" diverso rispetto a quanto tratteggiato dai difensori della famiglia tradizionale.

Non posso che rimarcare quanto potrebbe fare la differenza, riguardo all'ottenimento di pari diritti per gli omosessuali, la presenza di esponenti carismatici come George Takei. Le figure di spicco che è in grado di offrire il panorama nazionale sembrano riuscire paradossalmente ad affossare questa battaglia più che promuoverla. Comunque non credo abbiamo nulla da temere: la "lobby gay" non ci sparerà raggi gayficanti mettendo a rischio la nostra virilità! Dirò di più: stare vicino ad una persona gay non vi renderà gay più di quanto stare vicini ad una persona alta vi farà diventare alti a vostra volta.

 

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