Il sangue s'infuria e ribolle... di nuovo!


Esattamente un anno fa ero a Udine, in piazza San Giacomo. Era il 27 di febbraio e assieme ad una dozzina di compagni d'arme mi trovavo nel luogo in cui, 500 anni prima, si era verificato uno dei fatti di sangue più cruenti del rinascimento italiano: la crudel zobia grassa. Un evento storico schifato dalla storiografia moderna, relegato a fatto di "serie b" e pertanto non insegnato nelle scuole, neanche in quelle friulane. Un evento storico studiato invece al di fuori dall'Italia come linea di demarcazione fra la società/cultura/mentalità medievale e quella rinascimentale, come testimoniato dall'ottimo libro di Edward Muir da cui ho tratto il titolo di questo post.

Il 27 febbraio del 2011, in quella piazza, nessuno ricordava il sangue che aveva macchiato le pietre, né i motivi per cui era successo. Un clown gonfiava i palloncini per una folla di bambini in maschera tenuti per mano da genitori e nonni che non si sono neanche voltati a vedere dodici rievocatori raccontare la storia di quel posto, di quelle persone, di quei fatti.

Doveva essere un evento più grande, più pubblicizzato, preceduto da lezioni nelle scuole e da altre cose meravigliose. Invece eravamo in dodici in mezzo al carnevale. "Si sa, c'è crisi, non ci sono soldi per la cultura, mancano le opportunità..."

Poche volte in vita mia mi sono sentito così deluso...

Qualche tempo dopo, in una tiepida serata di maggio, mi sono trovato a parlare con l'amico Luca (presidente della Compagnia della Fenice di Argenta) del fatto che nel 2012 sarebbe ricorso il cinquecentenario della Battaglia di Ravenna. Noi rievocatori siamo dei divulgatori di cultura storica, e fra chi coltiva questa passione seriamente c'è sempre spazio per collaborare. Quella sera ho dato subito la mia disponibilità per dare una mano nell'organizzazione di un evento che potesse rendere giustizia al fatto storico, anche per non ripetere la mancanza appena subita a Udine.

Fare Cultura (con la C maiuscola) significa molte cose: significa dare valore alle nostre terre, alla nostra storia, al nostro vissuto. Significa crescere come individui e come membri responsabili di una società. Significa costruire una coscienza civile che ci possa aiutare a fare le scelte che condizioneranno il futuro di chi ci succederà. Significa anche creare un indotto economico vantaggioso per la comunità. Fare Cultura crea un circolo virtuoso in cui tutti possono vincere. In Italia, paese che dovrebbe straripare di cultura, questo non si vede. Non come dovrebbe essere. Neanche lontanamente.

Un anno di tempo per organizzare un evento sulla Battaglia di Ravenna era davvero poco, ma le motivazioni c'erano. C'erano le idee, c'erano i contatti per coinvolgere un sacco di gruppi storici di ottima levatura, anche dall'estero.

Quella che c'è stata più di tutto, però, è stata una colpevole ritrosia da parte di chi si trova nelle stanze dei bottoni. Il tempo è passato, e ci si è ritrovati nell'impossibilità di poter creare qualcosa di degno, qualcosa di veramente importante. Si è passato il limite oltre il quale si possono mettere in piedi solo le carnevalate, e noi rievocatori con le carnevalate non vogliamo avere a che fare!

Ciliegina sulla torta? Un articolo di "Ravenna e dintorni" nel quale vengono ascritte ad un dirigente comunale affermazioni riguardanti un'eventuale rievocazione della battaglia come "farsa in costume" e "gente in calzamaglia che porta in primo piano la violenza e la guerra".

Essendo un divulgatore culturale, di fronte a cotanta ignoranza mi sento in dovere di fare delle precisazioni:

- Non siamo "gente". Siamo appassionati di storia che affollano i musei con occhio attento e critico, che spendono una quantità incalcolabile di ore a reperire e studiare testi di approfondimento per conoscere il passato ben al di là dei nomi e delle date che ci vengono insegnati nella scuola pubblica;

- Non vestiamo calzamaglie. Studiamo al parossismo l'iconografia delle epoche che rievochiamo per ricostruire gli abiti (da notare che "abito" è diverso da "costume") del tempo, con annessi accessori e suppellettili. Negli ultimi anni si è assistito ad un rifiorire dell'artigianato di settore, sia in Italia che nel resto d'Europa. Sempre più persone si dedicano professionalmente a ricreare oggetti storici con una gran cura per la filologia, e si vanno moltiplicando anche le fiere dedicate all'ambiente rievocativo.

- Non portiamo in primo piano la violenza né la guerra. Ci alleniamo nelle tecniche di combattimento dell'epoca con grande rigore. Quando ricostruiamo una battaglia per il pubblico, si tratta per noi solo dell'ultimo passo di un percorso di ricerca che ci permette di interiorizzare i fatti storci e soprattutto le motivazioni che hanno portato altri uomini di altre epoche a fare scelte cruente. Negare che ci siano state le guerre significa nascondersi dietro ad un dito. Per completezza, durante le manifestazioni, allestiamo degli accampamenti nei quali spieghiamo al pubblico tutte queste cose. Spieghiamo a chi è desideroso di sapere cosa è successo, perché è successo e quali ne sono state le conseguenze, FINO AL PRESENTE. Certo, perché a leggere la storia sui libri di scuola sembra che tutto ciò che è avvenuto in passato non ci riguardi, soprattutto se si parla di secoli fa o più in genere di eventi antecedenti la seconda guerra mondiale.

Cazzate! Se oggi ci troviamo in uno Stato che si chiama Italia, che ha i confini che tutti conosciamo, in cui si parla la stessa lingua e si obbedisce (o quantomeno si dovrebbe) alle stesse leggi, lo dobbiamo a una lunghissima serie di atti e fatti che hanno radici profonde. Si sono recentemente festeggiati fra grandi strombazzamenti i 150 anni dell'unità d'Italia come se il Risorgimento fosse venuto dal nulla, all'improvviso, cogliendo tutti di sorpresa. Per arrivare a quel punto sono dovute succedere molte cose, e la Battaglia di Ravenna è una di queste.

- Non facciamo "farse". Per onestà intellettuale, ammetto che molte feste che si spacciano per "rievocazioni storiche" sono a mio avviso delle mere carnevalate. Magari di gran successo, ma pur sempre delle carnevalate. Analogamente, ci sono gruppi storici che lavorano a un ottimo livello ed altri che hanno più a che fare con il fantasy che con la storia. Sia in Italia che all'estero.

Ciò non toglie che l'ambiente rievocativo sia popolato anche da appassionati seri, artigiani seri, manifestazioni serie. C'è ad esempio un paesino della bassa Lombardia, di 1200 anime, che dal 1967 organizza un palio dei borghi ambientato alla fine del 1400, con gran rigore filologico. Il lavoro è fatto così bene che la pro loco riesce ad attrarre ogni anno più di 6000 visitatori paganti. SEIMILA. Il quintuplo degli abitanti! E PAGANO IL BIGLIETTO PER ENTRARE!

Perché di questi casi di eccellenza non si parla mai?

Perché devo sentirmi insultato gratuitamente da una persona che spara cazzate a caso?

Cari signori che sedete nelle stanze dei bottoni, aprite gli occhi. Aprite un libro di storia. Aprite un libro, cazzo! Non ci vuole molto a scoprire che la crisi economica, la deriva dei costumi, la decadenza culturale, non sono una novità degli ultimi dieci anni! Imparate dal passato che certe cose sono già successe per motivi non distanti da quelli che viviamo nella nostra quotidianità, riscoprite che se verranno fatte le stesse scelte potremmo riviverne le stesse conseguenze. Noi, a imparare, ci stiamo impegnando. Parecchio.

Non siamo dei pazzi esaltati, siamo degli appassionati. Non teniamo per noi tutto ciò che sappiamo. Ci potete trovare durante i raduni nelle piazze, nei parchi, nei castelli. Parlate con noi e potreste anche scoprire che insieme possiamo fare di più. Possiamo fare meglio.

Se ci incontrerete dalle parti di Ravenna, l'11 aprile, parleremo volentieri del perché in quel luogo 500 anni prima sono morte VENTIMILA persone, e che influenza ha avuto sul futuro tutto questo.

Non siamo un élite di depositari della conoscenza. Siamo rievocatori storici. Noi divulghiamo Cultura!

 

Gadjet



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Commenti  

 
0 #1 Zoth 2012-03-03 13:05
Caro Gad,
giusto per citare uno che a Ravenna ci abita da qualche anno: "non ragioniam di loro, ma guarda e passa".
Il commento dell'assessore di turno non mi stupisce anzi è rassicurante: ha confermato ancora una volta che siamo in italia (con la i minuscola).
Inutile ogni tentativo a meno che non si portino zvanzike o voti. Ma non dobbiamo prendercela col politico di turno che ha un'opinione su tutto (specialmente su ciò che non conosce) ma su chi lo ha eletto, stupidi si nasce mica si diventa entrando in politica ;-)
Io non me la prendo, portiamo quello che sappiamo fare dove viene apprezzato sperando che nel frattempo si scopra una medicina in grado di guarire il malato.
Citazione
 
 
0 #2 Gad 2012-03-07 11:20
Hai ragione, ma viene inevitabile una forte tristezza... Fra l'altro la situazione si sviluppa in questi articoli, i cui commenti sono imbarazzanti:
http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/31196/la-rievocazione-che-non-si-fara-centofiguranti-e-un-indotto-da-migliaia-di-euro.html
http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/31194/una-battaglia-persa-in-partenza500-anni-dopo-un-convegno-e-poco-altro.html
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