The Special Need


È risaputo che ho un pessimo gusto in fatto di cinema: quando devo scegliere un film prediligo infatti produzioni americane con effetti speciali al posto della trama. Pagando un salato biglietto, pretendo di ricevere in cambio un'esperienza che la televisione di casa non mi può dare. Per fortuna che la mia compagna ci tiene a portare la mia sensibilità estetica al di sopra dell'attuale livello "subumano" e ogni tanto mi convince a vedere dei titoli che, di mia sponte, difficilmente sceglierei. Invariabilmente scopro che mi piacciono e mi colpiscono parecchio.

Il film di cui vorrei parlarvi oggi è "The Special Need". Il protagonista - Enea - è un giovane uomo di 29 anni, autistico ad alta funzionalità che si trova di fronte ad un problema comune: avere una relazione con una donna. Insieme agli amici Carlo ed Alex comincia un percorso che sembra inizialmente focalizzato sulla pura soddisfazione di un normale bisogno fisico ma che evolve nella profonda ricerca di un maturo rapporto sentimentale. Questo percorso prende la forma di un viaggio, rendendo il film una sorta di documentario on the road.

Goffamente sensibili ad una volontà che Enea fatica ad esprimere a parole, Carlo ed Alex provano prima di tutto ad approcciare le prostitute di Udine, località in cui è ambientato il film, ottenendo solo risposte negative. Le ragazze sono disponibili ad avere un rapporto con un disabile fisico ma il discorso cambia quando la diversità è mentale. Troppo rischioso. Un'associazione di volontariato dedicata proprio alla prostituzione spiega agli amici di Enea come in Italia sia illegale cercare di combinare un rapporto del genere, rendendo impercorribile quella strada. Si parte quindi con una nuova idea: l'Austria e i suoi "bordelli" legalizzati. Un vecchio furgone è il set perfetto in cui ambientare l'evoluzione psicologica di un rapporto di sincera amicizia in un'originale avventura per soli uomini.

Giunti in un night club austriaco, Enea reagisce come molti ragazzi autistici. Troppa gente, troppo rumore, troppo disagio. Anche la prospettiva di poter avere un rapporto sessuale con una ragazza avvenente quanto quella di un ritaglio patinato che porta sempre con sé viene subito dimenticata, scalzata dal mix di sentimenti negativi provati. Spicca subito la sensibilità degli amici, il rispetto che provano per le emozioni di Enea e il tatto con cui lo portano ad esprimerle. Invece di forzarlo a proseguire o di rinunciare, salta fuori la terza idea. Scoprono infatti che in Germania esiste un centro specializzato per questi casi, dove delle psicologhe professioniste assistono i ragazzi come Enea nella scoperta del contatto fisico, fino alla possibilità di avere un rapporto sessuale con loro.

Raggiunta questa nuova destinazione, avviene uno dei momenti più toccanti del film: Enea sceglie liberamente fra le psicologhe disponibili e Ute, soggetto della sua preferenza, gli spiega che lui potrà avere un rapporto con lei ma che lei non sarà la sua ragazza. Il pianto di Enea dà la drammatica dimensione di una consapevolezza tristemente preclusa a molte persone "normali".

The Special Need - locandina italiana (fonte: movieplayer.it)

Cosa succederà a questo punto? Il rapporto verrà consumato o no? Non ve lo dico, vi invito invece a vedere il film! Anzi, purtroppo devo dire "vi inviterei" in quanto non troverete questo titolo nelle sale cinematografiche italiane. Mentre in Germania e in Francia, oltre ad essere stato regolarmente distribuito, verrà anche proposto in prima serata in tv, da noi la sua diffusione è stata limitata alla scorsa Giornata Mondiale dell'Autismo (nonostante i numerosi premi internazionali vinti, aggiungerei). In questo momento sono le associazioni culturali e di volontariato a richiedere di poter allestire una proiezione del film, occupandosi autonomamente di pubblicizzare e divulgare il titolo.

Perché all'estero sì e in Italia no? Siamo retrogradi e oscurantisti? Anche The special need punta il dito con elegante decisione sull'arretratezza culturale italiana riguardo a questi temi, pur non facendo dell'accusa la chiave di volta di una narrazione incentrata invece sulla delicatezza di un'amicizia forte e sincera.

Non è un mistero che il sesso da noi sia un tabù. Come tutti i tabù esercita una magnetica attrazione, ha il fascino del proibito, in parole povere VENDE. Ma siccome è un tabù non se ne può parlare e viene quindi gestito dai media in modo culturalmente immaturo ed economicamente furbo: magnificandone l'estetica fino al parossismo.

Il sesso per i disabili, invece, viene vissuto de facto come un problema che deve essere risolto. Il candore con cui un disabile può esprimere l'esigenza di un rapporto sessuale frantuma all'istante il tabù sociale e ci costringe a prendere atto della stringente normalità della cosa. Inaccettabile! Quindi che si fa? Semplice, si imbottisce lo sventurato di psicofarmaci per tenere a freno qualunque comportamento giudicato "sopra le righe", non ultime le pulsioni sessuali. In questo modo il problema svanisce sotto un tappeto e l'immagine di persone per bene - a noi tanto cara - è salva.

Il mio plauso personale va a chi è riuscito invece ad affrontare il problema con grande sensibilità, narrandolo con semplicità, schiettezza e buon gusto. Leggendo i commenti alle recensioni che si trovano in rete ho notato come qualcuno abbia creduto che questo film cerchi visibilità mercificando il sesso o che ponga il sesso come problema principale dei disabili. Di fronte a queste prese di posizione mi chiedo se abbiamo visto lo stesso film.

Anche dal punto di vista tecnico, The special need è ineccepibile. Il ritmo è morbido e organico, sembra lento e invece gli ottantotto minuti di proiezione volano. La regia è chiara, solida e di carattere al punto da farmi pensare che Carlo Zoratti fosse un professionista consumato e non un esordiente. La fotografia è fresca e gradevole. Enea non recita. Enea vive se stesso con una naturalezza che un attore non potrebbe mai avere ed è semplicemente splendido nella sua sincerità. Funziona tutto, e funziona bene.

Ora la palla passa a voi lettori. Potete leggere questa modesta recensione di un signor Nessuno, chiudere questa pagina e dimenticare tutto oppure alzare le vostre venerabili terga dal pc ed informarvi se nella vostra città qualcuno organizza una proiezione di The special need. Potete contattare un'associazione di volontariato e proporre la cosa, potete chiedere ai vostri amministratori locali se è possibile includere il titolo in qualche ciclo di proiezioni cinematografiche che molti comuni organizzano.

Il mio consiglio è uno: fatelo! Cercate attivamente di dedicare un paio d'ore a provare una nuova prospettiva su un tema che molti credono di conoscere e su cui invece si tende a tacere quanto già non si mistifica. Non ve ne pentirete.

 

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