Recensioni librarie: "L'agente di Bisanzio" di Harry Turtledove


L'ucronia è un genere letterario che risponde ad una semplice domanda: "cosa sarebbe successo se...?". Molti autori si sono cimentati e si cimentano nel creare interrogativi sulle alternative della storia e nel dare risposte a questi interrogativi, creando anche capolavori come "La svastica sul sole" di Philip K. Dick. Personalmente, parlando di ucronia l'autore che ho letto con maggiore piacere è senza dubbio Harry Turtledove.
Il libro di cui vorrei parlari oggi è "L'agente di Bisanzio", in realtà una raccolta di racconti successivamente rimaneggiati e uniti per diventare un unico volume. La struttura della storia tradisce l'originale isolamento dei singoli capitoli, in cui il protagonista è soggetto ad uno sviluppo personale piuttosto scarso; da metà libro in poi tuttavia le sue vicissitudini diventano sempre più interessanti, grazie anche all'introduzione ricorsiva di nuovi ed interessanti personaggi come la bella spia persiana Mirrane.
La domanda che costiuisce la premessa di questa divergenza dalla storia è quantomai attuale: cosa sarebbe successo se Maometto si fosse convertito al cristianesimo? La preparazione accademica di Turtledove lo porta a vedere come effetto il perdurare di un incontrastato impero romano bizantino che segue una ortodossia cristiana decisamente estrema ed è minacciato in particolare dal confinante impero persiano, di religione zoroastriana.
Le vicende del protagonista, Basilio Argiros, si svolgono all'inizio del 1300 in un surreale ma vivido medioevo in cui la forza politica e religiosa dominante deve fare i conti con una serie di evoluzioni tenologiche che vengono dall'esterno e saranno destinate a mutare gli assetti sociali del futuro. Ecco comparire quindi un druido che è riuscito ad inventare il cannocchiale e questo strumento permette alle tribù germane di ottenere un grande vantaggio tattico nelle campagne militari. Segue la scoperta del vaccino contro il vaiolo, l'immagine della secolare burocrazia egiziana per la ricostruzione del famoso Faro di Alesandria, la polvere da sparo, la stampa a caratteri mobili e infine la distillazione dell'acquavite.
Harry Turtledove soppesa l'impatto di ognuna di queste invenzioni in modo estremamente dettagliato, valutandone le implicazioni sulla società, sulla politica e in particolar modo sulla religione. Con il senno di poi si potrebbe vedere "L'agente di Bisanzio" come una prova generale per gli imponenti cicli di ucronia che l'autore scriverà negli anni successivi: l'invasione e la colonizzazione, composti complessivamente di otto corposi volumi di cui consiglio vivamente la lettura!
La lettura de "L'agente di Bisanzio" scorre rapida, e il libro finisce lasciandomi un senso di piacevole leggerezza. Consigliato a chi non conosce Turtledove come inizio per poi tuffarsi a capofitto nelle sue opere maggiori e a chi lo conosce già per completare l'immagine di un grande scrittore contemporaneo.



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