Shadow Gallery live: piccola storia di un grande sogno


Quindici anni, esattamente quindici anni. Tanto mi ci è voluto per vedere questo giorno. Ok, detta così è incomprensibile, quindi faccio un passo indietro.

Correva l'anno 1997 quando la mia sensibilità musicale fu scossa da un terremoto musicale grazie a tre gruppi:

- i Savatage, scoperti per caso. Ricordo di aver comprato "The Wake of Magellan" perché mi piaceva la copertina e, non possedendo ancora un lettore cd, andavo in un bar che frequentavo abitualmente e chiedevo di farlo suonare...

- i Symphony X, che mi fece ascoltare l'amico Raffaello al grido di "senti questo chitarrista, spacca più di Malmsteen!";

- gli Shadow Gallery, verso cui mi portò l'amico Andrea.

Tre stili diversi, tre approcci diversi alla musica che mi hanno fatto capire quale sarebbe stata la mia strada di piccolo musicista. Quella volta mi posi un piccolo obiettivo: volevo assolutamente vedere queste tre band dal vivo!

La realizzazione di tutto questo ebbe inizio nell'ottobre 1998 con i Symphony X che per la prima volta varcavano i confini americani con il tour di "Twilight in Olympus". Imberbe e provinciale ventenne, guidai per quasi seicento più seicento chilometri per assistere ad un concerto che ricordo ancora con immenso piacere. Il turno dei Savatage arrivò nel 2002: era stato previsto che avrebbero girato l'Europa con i Symphony X ed io ero già in prevedibile fibrillazione, ma all'ultimo momento questi ultimi annullarono la loro partecipazione per focalizzarsi sulla registrazione di "The Odissey". All'inizio ci rimasi male, poi ascoltai "The Odissey" e non ebbi più nulla da ridire.

La fortuna fu di assistere all'ultimo tour dei Savatage prima della loro pausa indefinita, la sfortuna fu che non c'erano Zak Stevens e Al Pitrelli. Il concerto fu comunque memorabile, e stringere la mano al Mountain King in persona mi riempì di emozione.

E gli Shadow Gallery? Purtroppo erano noti per essere esclusivamente una studio band. Alla fine degli anni '90, quando veniva chiesto loro se avrebbero fatto qualche tournée, rispondevano che non riuscivano ad organizzarsi logisticamente in quanto vivevano molto distanti fra loro ed erano tutti impegnati con altri progetti musicali. Qualche anno dopo cominciarono a ventilare possibilità più concrete ma i management dissero chiaramente che, essendo un gruppo di nicchia che non ha mai fatto concerti, avrebbero dovuto suonare come supporto a band più affermate. La cosa non andò giù alla formazione del New Jersey e non se ne fece nulla. Ormai mi ero già rassegnato al fatto che non li avrei mai visti dal vivo, quando all'improvviso... TOUR del 2010, per l'uscita di "Digital Ghosts"!

Oh, destino cinico e baro!!! Avevo appena cambiato lavoro e non riuscivo ad allontanarmi per mezza giornata per andare al concerto! Con pianto e stridore di denti realizzai per l'ennesima volta quanto il lavoro allontani da molti più sogni di quelli che realizza. Ora però c'era la possibilità che lo facessero di nuovo, e siamo così arrivati al 2013. Per la precisione all'ottobre 2013, quindici anni esatti da quel concerto dei Symphony X!

Finito questo ampio preambolo, veniamo al concerto vero e proprio. Comincerò con le cose che mi sono piaciute di meno.

Non è stata un'esibizione ineccepibile, ma poco importa: il livello tecnico di tutti i musicisti era semplicemente alluncinante!

Purtroppo il cantante soffriva di qualche problema alla voce, di cui si è scusato con il pubblico all'inizio del concerto. Brian Ashland si è trovato nel 2009 a prendere il posto del prematuramente scomparso Mike Baker. Per quanto Baker fosse stato criticato in diverse occasioni dai recensori, era la voce storica della band e non è mai facile sostituire un elemento così distintivo. Grazie anche al supporto delle altre voci (di cui parleremo a breve), Ashland è stato comunque autore di un'ottima performance. Se quando sono in forma riuscissi a cantare come lui quando è malato farei sicuramente il professionista! Notevole il fatto che mentre Brian si scusava, Brendt Allman gli canticchiava il jingle della Ricola.

Ci saranno state sì e no duecento persone, il locale non era pieno neanche a metà. Peccato per chi si è perso un concerto del genere.

I suoni tendevano ad impastarsi troppo, rendendo difficilmente distinguibile la pazzesca complessità degli arrangiamenti degli Shadow Gallery nel caso qualcuno non conoscesse tutti i pezzi a memoria. Vista la passione del pubblico, direi che il problema non si è posto. Personalmente imputerei il problema dei suoni a questo elemento:

Il dannato fagiolo rosso. Peste lo colga!

Non si può, proprio non si può affrontare un tour con questo giocattolo come multieffetto per la chitarra. Ci provò Michael Romeo nel 2001, in occasione del tour di "V". Prima di partire aveva rotto il suo Triaxis e aveva chiesto alla Mesa Boogie se gliene fornivano uno gratuitamente per il tour europeo. Seccato dalla risposta negativa, optò per il maledetto fagiolo nella versione a rack. Risultato: i fan (io ero fra quelli) insorsero per la pessima qualità del suono, poco definito e poco potente. Adesso Romeo suona dal vivo con una doppia testata Engl (Fireball e Powerball); andate a sentirlo e proverete l'effetto di un pugno nello stomaco ad ogni plettrata. Delizioso!

Andiamo ai molti punti che oscillano fra il "decisamente positivo" e il "totalmente esaltante".

La lineup è incredibile: tutti suonano più strumenti (a parte Brendt Allman e Joe Nevolo), alternandoseli durante i brani a seconda di come evolve l'arrangiamento. La parte del leone è di Gary Wehrkamp, virtuoso sia alla chitarra che alla tastiera, ANCHE CONTEMPORANEAMENTE! Alle sue spalle, Eric Deigert lavora in modo complementare (suona la tastiera mentre Gary suona la chitarra e viceversa) oppure raddoppia parti dello stesso strumento per aumentare dinamica ed espressività della musica. Una nota simpatica su Eric: sembra un ingegnere appena laureato, si muove sul palco con la grazia di un biscotto e la timidezza di un panda, però svolge il suo lavoro con martellante precisione. Un grande. Ad un certo punto si troveranno in quattro a suonare la chitarra alternandosi gli assoli in un crescendo emozionante.

Anche il buon Brian Ashland non disdegna di imbracciare la chitarra per seguire gli assoli di Brendt oppure per accompagnarsi in una versione solitaria di "In Your Window", e alla bisogna si siede dietro al sintetizzatore per aggiungere ancora un po' di suono al muro di devastazione progressive già creato dagli altri.

Cantano in quattro più uno. A Brian, Gary, Carl e Brendt si aggiunge in un paio di pezzi un ospite che, colpevolmente, non ho identificato. Apprezzerò chi mi scriverà il suo nome nei commenti.

Il concerto si apre con "Room V". Non poteva essere altrimenti, è praticamente un inno! Già dal primo ritornello emerge come un siluro la caratteristica che dominerà il concerto: i cori, tutti eseguiti dal vivo, contrappunti compresi. Sono sopraffatto dalla melodia...

Dopo "The Andromeda Strain", l'intro di "The Dance of Fools" (opener del primo album) ci porta in una versione estesa di "Don't Ever Cry, Just Remember", seguita da "Questions at Hand". Brian comunica al pubblico che la scaletta è stata scelta su Facebook in funzione delle preferenze dei fan e che quindi è il momento di "Alaska", magnifica ballad da "Carved in Stone". Seguono "In Your Window", "Pain" ed è il momento dell'assolo di batteria.

Joe Nevolo opta per un approccio che sta all'antitesi della melodia, in uno show di pura tecnica coadiuvato da due set di pad elettronici. Ad un certo punto continua a martellare con le bacchette mentre si alza dalla sua postazione. Sulle aste dei piatti, sul supporto della batteria, per terra, Joe avanza imperterrito fino al fronte del palco. Senza smettere di picchiare per un istante, risale lungo i monitor e le aste dei microfoni e, finiti gli oggetti (compresa la tastiera di Wehrkamp), va avanti facendo virtuosismi solo con una bacchetta contro l'altra. Puro spettacolo e divertimento!

Salutata da un'ovazione, comincia "Stiletto in the Sand", seguita da "War for Sale" e "Mistery". Brian invita quindi l'ospite sul palco, che ha l'incarico di cantare la parte incisa su "Tiranny" da D.C. Cooper: ha inizio "New World Order". L'intreccio delle cinque voci funziona in modo incantevole e mi ritrovo a saltare, sudare, cantare a squarciagola e piangere contemporaneamente...

"Chased", "Ghost of a Chance" e "Christmas Day" chiudono una setlist di quasi due ore. La band lascia il palco per risalirvi dopo un paio di minuti. Si avvicina la mezzanotte e - "just for fun" - parte "2 Minutes to Midnight" che viene ovviamente cantata da cinque persone sul palco e duecento sotto, dall'inizio alla fine. Con gli Iron Maiden si cade inevitabilmente sul sicuro.

L'encore prosegue con "Gold Dust"; Brian Ashland scende dal palco e canta tutta la canzone passeggiando in mezzo al pubblico e duettando con chiunque sappia il testo. Dopo oltre due ore totali di show, l'ultimo brano in programma è nientemeno che "Crystalline Dream".

Entro cinque minuti dai saluti, il tempo di cambiarsi una maglietta e gli Shadow Gallery sono già in mezzo al pubblico a stringere mani e firmare autografi senza risparmiarsi. A onor del vero non ho mai visto una metal band di fama internazionale con atteggiamenti da divi; al contrario, c'è sempre stato un gran senso di condivisione e voglia di stare insieme, di contatto umano. Questa è una delle cose che rende il metal un genere speciale.

Brian Ashland e Brendt Allman in duetto

Cosa posso dire di più? Penso che questo breve dialogo riassuma bene tutto.

Io: "Negli anni '90, quando ho scoperto gli Shadow Gallery, mi sono chiesto: cosa potrei mai dire a Gary Wehrkamp se mai avessi l'occasione di trovarmelo di fronte?"

Gary: "Eccomi qua, dimmi tutto!"

Io: "Grazie!"

 

 

Gadjet

 

p.s.: il giorno dopo questo evento, avendo guidato per quasi 700 chilometri ed essendo tornato a casa alle quattro del mattino, mi ritrovo sul lavoro con l'aria assonnata e inebetita, mentre sghignazzo indossando la felpa degli Shadow Gallery e nella mia mente risuona

...and from the moment that we touch our love turns into a crystalline dream...



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Commenti  

 
+1 #1 Nico Ferrazzo 2013-10-11 18:13
Bella recensione casso ;-)

anchio ho fatto sui 700Km su e altretanti di ritorno, da Berlino ad Essen... e ho aspettato x 15anni questo grande live. nel 2011 anchio x lavoro nn sono potuto andare... ma adesso ce lo siamo goduti tutti e du ;-)

ti passo il mio link di youtube del concerto che ho filmato ad Essen
http://youtu.be/HF1u96XGD5A

prog-on da Berlino
Ciao Nico
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+1 #2 Claudio 2013-10-11 18:31
Il mondo è piccolo, Gadjed. E il mondo della nostra musica preferita lo è anche di più.
Condivido tutto quanto hai scritto. GRANDISSIMA SERATA DI MUSICA. Ah, l`ospite misterioso era Glynn Morgan dei Threshold e Mindfeed. Mica male.
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+1 #3 Ale 2013-10-11 19:04
Il cantante ospite era Glynn Morgan, ex dei Threshold di Psychedelicates sen (1994).
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0 #4 Gadjet 2013-10-24 13:55
Grazie a tutti per i commenti! Scusate il ritardo nella loro pubblicazione e nella mia risposta, ma mi si sono frullati entrambi i pc e sto ancora aspettando i ricambi :(
Mi sa che Glynn Morgan l'ho anche già visto dal vivo! :D

Gadjet
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