Sanremo 2015: ecco dove sono finiti i soldi del canone


L'anno scorso non ho scritto alcun post sul festival. Non ce l'ho fatta. Ero partito con le migliori intenzioni, avevo già annotato scrupolosamente tutte le canzoni in gara e creato i collegamenti ipertestuali alle pagine di Wikipedia degli artisti. Ho quindi aperto il pesanterrimo sito della Rai e ascoltato la prima cantante della prima serata: Arisa. Lo ripeto, non ce l'ho fatta. Sono stato preso da un moto di profondo sconforto, pensando "Ohmmioddio! Una roba del genere potrebbe addirittura vincere!"

Il lavoro ha avuto la meglio nei giorni successivi, per cui non ho avuto il tempo materiale per scrivere le mie recensioni. Il festival è finito, Arisa ha vinto per davvero e io sono un po' morto dentro.

Non ce l'ho fatta.

L'importante, però, è non darsi mai per vinti! Con una determinazione che renderebbe fiero anche Zenone di Cizio, ci riprovo forte anche del fatto che Arisa è dall'altra parte della barricata. Le regole sono sempre le stesse: nessun commento su moda, stile, ospiti, famigliecon16figlicheringrazianolospiritosanto, nulla di nulla. Solo le canzoni in gara.

Nota tecnica: mentre negli ultimi due anni il sito della RAI proponeva la visione integrale delle serate, con un pratico indice a destra che permetteva di saltare subito al punto desiderato, quest'anno sono stati inseriti i clip delle canzoni già separati. Ciò significa che qualcuno è stato pagato per tagliarli in modo che inizino quando viene presentato l'artista in gara. Di solito a metà del cognome dell'artista in gara... Ok, basta polemiche.

Si apra il sipario!

fonte: esctoday.com

 

Nesli - Buona fortuna amore

Essendo anni luce distante dal panorama rap, non avevo mai sentito prima questo nome. Wikipedia mi istruisce prontamente e scopro così che trattasi nientepopodimeno del fratello minore di Fabri Fibra. Ok, lo ammetto, il mio cuore ha avuto un sussulto. Nonostante le premesse, mi accingo ad ascoltare il brano con una vaga curiosità, un artista rap potrebbe infatti proporre qualcosa di alternativo rispetto alla tipica canzone sanremese... e invece no! Brano scontatissimo, nessuna melodia in grado di attecchire. Peggio ancora, la linea vocale si trascina monocorde nel tentativo non riuscito di nascondere un'intonazione carente. Perché il festival ha questo potere di convincere i cantanti ad uscire dalla loro zona di confidenza ed esplorare territori a loro ostili con tanta disinvoltura? Perché?
Confido nel fatto che "buona fortuna amore" cada presto nel dimenticatoio e che Muesli Nesli torni ad una forma espressiva a lui più congeniale. Possibilmente lontano da me.

 

Bianca Atzei - Il solo al mondo

Visibilmente emozionata, Bianca Atzei si rende protagonista di un'esibizione sofferta. Con questo intendo che io ho sofferto parecchio. La sua voce mi ricorda un po' Giusy Ferreri sui registri bassi, mentre sugli alti tende ad urlare un po' come Gianna Nannini, senza un briciolo del carisma della Nannini. Ciò detto, mi chiedo se possa cantare più di due pezzi di seguito senza ritrovarsi completamente afona. L'ascolto mi ha colpito tanto a livello fisico che alla fine ho sentito l'esigenza di mangiare una caramella balsamica. 
Il tempo di scrivere tre righe e ho già dimenticato melodia e testo del brano.

 

Biggio e Mandelli - Vita d'inferno

Ho affermato poco sopra che non avrei scritto nulla sulla moda ma devo fare uno strappo alla regola per le giacche di Biggio e Mandelli, semplicemente eccezionali! Il brano è improntato su una comicità spicciola, piccoli fatti quotidiani che non sforano mai l'orizzonte del politically correct. La parola più forte che viene pronunciata è "preservativo" e tanto è bastato a scatenare qualche piccola, prevedibile polemica. La stessa idea di coprire una parola volgare alla fine del brano con delle trombette, seppur simpatica, è funzionale proprio a far finta di impensierire i benpensanti senza in realtà apparire schierati. Non credo che Biggio e Mandelli finiranno troppo in alto nella classifica del festival ma sono piuttosto convinto che "Vita d'inferno" verrà richiesta abbastanza spesso in radio.
Dell'ultima frase di questo brano farò il mio motto per almeno una settimana: "sono milioni di milioni tutte le generazioni che han vissuto nonostante il giramento di...".
Quanta saggezza in una trombetta di gomma!

 

Irene Grandi - Un vento senza nome

Professionista consumata, Irene Grandi si presenta al festival con una certa classe vocale e interpretativa, senza mai cercare gli "eccessi" espressivi propri dei brani che l'hanno resa famosa. La canzone che presenta, però, non riesce a farmi alzare neanche un sopracciglio. In segno di curiosità, cosa avete capito??? Una linea azzeccata ma molto standard scorre senza scossoni dall'inizio alla fine, salvata esclusivamente dall'interpretazione della cantante. Potrebbe avere successo commerciale, se spinta adeguatamente dalla casa discografica. Non diventerà comunque una pietra miliare della musica italiana.


Annalisa - Una finestra tra le stelle

Come avrete notato, sto elencando i video in ordine sparso. Proprio mentre guardo l'esibizione di Annalisa, colgo un dettaglio così banale da essere ovviamente sotto gli occhi di tutti: perché nessun cantante in gara compie mai il gesto rivoluzionario di non sganciare mai il microfono dall'asta o, al contrario, di cantare tutto il brano con il microfono in mano? Forse perché tutte le canzoni seguono pedissequamente una metrica a dir poco banale standard?
Annalisa non si discosta dal trend: sa cantare, non ci piove, ma non esce dallo stereotipo di musica romantica che ha leggermente stufato. Altro da aggiungere? No.
Anzi, una cosa sì: rileggendo le mie passate recensioni, scopro di aver già scritto di lei riguardo ad un'altra sua partecipazione al festival. Evidentemente mi era rimasta davvero impressa!

 

Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi - Io sono una finestra

...et voilà, ecco che vengo subito sconfessato: Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi cantano seduti su due sgabelli e con il microfono in mano dall'inizio alla fine, forse perché il brano che presentano non varia mai abbastanza da decollare. A livello vocale mi aspettavo molto di più dalla Di Michele, le cui peculiarità canore sono state contenute per renderla più coerente con lo stile maggiormente parlato di Coruzzi.
Non vi aspetterete mai quello che sto per scrivere, ma ammetto che "Io sono una finestra" mi è piaciuta. Il testo pecca di una retorica forse eccessiva ma ho trovato tutto estremamente elegante. Elegante il testo, elegante l'arrangiamento, molto elegante la presenza scenica di Mauro Coruzzi, intenso e senza sbavature. Questa canzone non avrà mai un gran successo commerciale e non la vedo come gran candidata alla vittoria della kermesse, forse proprio per il pregio di non essere banale senza per questo virare sulla comicità o il facile scandalismo. La dinamica espressiva, inoltre, si discosta completamente dalla tendenza ad urlare il più forte possibile qualunque pensiero passi per la testa in favore di un tono pacato e riflessivo. Un brano, in definitiva, nato per farsi ascoltare.

 

Lorenzo Fragola - Siamo Uguali

Una voce anonima canta un testo anonimo su una melodia anonima, con una tecnica vocale tutt'altro che eccelsa. Non aggiungo altro.

 

Il Volo - Grande amore

Ok, abbiamo un vincitore. Non serve neanche ascoltare il resto delle canzoni per capire che questa ha tutto: la musica è vincente, l'orchestrazione è vincente, il testo è così trito e melenso da essere vincente, i tre componenti del gruppo vocale cantano senza compromessi. Anche la loro tenuta di palco è azzeccata: con pochi movimenti composti riescono a controllare tutto lo spazio, sia fisico che televisivo. Arrivano, tirano tutte le frecce al loro arco senza risparmiarsi e dominano. Funziona tutto e funziona bene. Prevedo che riuscirò ad odiare in breve tempo questo brano, per quanto verrà richiesto alla radio...

 

Raf - Come una favola

Raf si ripresenta a Sanremo dopo 24 anni dalla sua ultima partecipazione e non mi è chiaro il perché. Anzi, ascoltando "Come una favola" mi rimane l'impressione che neanche a lui sia ben chiaro il motivo che l'ha riportato sul palco dell'Ariston. Ritenta, caro Raf, ma senza fretta.
Addendum: ho appreso che il buon Raffaele è stato colpito da pesante bronchite, il che ha compromesso la sua esibizione. Questo è un segno, non capisci? Ritorni al festival dopo quasi cinque lustri e ti ammali. Il karma ti sta avvertendo, ascoltalo!

 

Anna Tatangelo - Libera

Forte di un impegno sociale (e qui può tranquillamente scattare la polemica) che trascende la sua carriera musicale, mi aspettavo dalla Tatangelo qualcosa di più provocatorio o almeno qualcosa di fintamente provocatorio come già aveva fatto in altre occasioni. Niente da fare. Il brano passa senza lasciare traccia di sé nella mia memoria a breve termine. Anche leggendo un po' di opinioni su Facebook, sembra che l'unica cosa che abbia colpito della cantante sia stato il generoso décolleté il che, dal punto di vista prettamente artistico, non si può definire proprio un successo...


Marco Masini - Che giorno è

Non riuscirò mai a dimenticare quanto lessi su un forum di sfegatati fan del cantautore fiorentino, quando incise la peggior versione di Nothing Else Matters che mente umana possa mai aver concepito. Il cd contenente la cover veniva definito come scritto per un altro artista, solo che nessuno aveva le mostruose doti canore di Masini per cui alla fine l'ha registrato lui. Non sapevo se ridere o piangere... ma veniamo al presente e facciamo i doverosi scongiuri, visto il personaggio in gioco.
Marco Masini porta a Sanremo quanto grossomodo ci si possa aspettare da Marco Masini. Lontano da brani che gli valsero ampissimi strascichi polemici, si allinea perfettamente al mood generale di questa edizione del festival con una canzone che, ascoltata subito dopo quella della Tatangelo, si mescola in un garbuglio indistinguibile. Insomma, la voce caratteristica ce l'ha, si riconosce subito, quindi perché non provare con qualcosa di lievemente meno... meno cosa? Meno "masiniano"? Forse effettivamente sarebbe chiedere troppo.

 

Nina Zilli - Sola

Nina Zilli si presenta in gara con un blues. Per essere certa che si capisca che è un blues, il testo prevede che lo dica esplicitamente più e più volte. Per riaffermare oltre ogni ragionevole dubbio che si tratti proprio di un blues e non, magari, di una canzone napoletana mascherata, anche senso è incentrato sul concetto di feeling blue. Insomma, è inequivocabilmente un blues. Oltre al fatto che, casomai non si fosse capito, Nina Zilli proponga un blues, poco altro resta da dire su questo brano, che è bene ricordare sia un blues. Una cosa di sicuro: Nina Zilli canta il blues (ma proprio il blues, eh!) come se fosse del pop italiano, il che va contro qualunque filosofia alla base del blues.

 

Moreno - Oggi ti parlo così

Stavolta abbiamo a che fare con un rapper che arriva a Sanremo facendo il rapper, il che è un po' diverso da Nina Zilli che canta il blues. Non percepisco nulla di innovativo a livello stilistico nel brano di Moreno, molto ammiccante al nu metal ma senza essere nu metal. Una batteria bella aperta ed una furba orchestrazione fanno comunque la differenza e potrebbero contribuire a sdoganare questo brano presso un pubblico più ampio delle ragazzine urlanti di Amici. Il coro, invece, mi è sembrato un po' forzato, laddove per "un po'" intendo che non ci azzecca una beata fava. 
Siccome, in definitiva, si tratta di un rap/pop fintamente moderno, potrebbe addirittura piazzarsi in alto nella classifica facendo gridare "ODDIO, NON E' LA CLASSICA CANZONE ITALIANA!" ai radical chic.
Notate che ho scritto la "è" maiuscola con l'apostrofo e non con l'accento. Chi segue con costanza questo blog sa cosa sto rievocando. :)
Anche per Moreno mi permetto una piccola nota di stile: che diavolo ci fa un rapper vestito in abito da sera? Non riesce neanche a nascondere il disagio che prova mentre viene strangolato dal papillon! Cos'hanno in testa gli strapagati consulenti di stile che orbitano attorno alla manifestazione? Forse è meglio non approfondire oltre.


Malika Ayane - Adesso e qui (nostalgico presente)

Si potrebbe quasi dire che il festival di Sanremo costituisca una consistente percentuale della carriera della cantante italo-marocchina, peraltro con un successo medio piuttosto elevato. Stavolta trovo la Ayane autrice ed interprete di un brano piuttosto debole e carente di personalità, oltre che protagonista di un'esibizione sottotono dal punto di vista espressivo e tecnico. Se tanto mi dà tanto, sono comunque certo che la rivedremo all'Ariston di nuovo...

 

Alex Britti - Un attimo importante

Il pezzo di Britti non mi è piaciuto, però ammetto che si tratti di una canzone che lo veste in modo perfetto. Ci troviamo di fronte ad un pop in chiave blues (non blues come la Zilli, che vi ricordo ha portato un pezzo blues) molto in linea con lo stile del cantautore, il quale impreziosisce l'arrangiamento con un fraseggiare di chitarra quasi continuo. Mi piace come suona la chitarra Britti, mi piace per davvero, è con la sua musica che ho dei problemi di compatibilità.

 

Gianluca Grignani - Sogni infranti

Grignani esce dalla libertà vigilata per salire sul palco di Sanremo e proporci un brano nello stile che lo ha portato al successo. Lo ammetto, a me Grignani non piace né come cantante, né come compositore, né tantomeno come personaggio. Nonostante i riconoscimenti di carriera che ha ricevuto, trovo che non abbia aggiunto nulla di irrinunciabile al panorama musicale italiano. "Sogni infranti" mi conferma questa sensazione, continuando a non aggiungere nulla al genere. Questo mi fa riflettere ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) su quanto il festival non riesca a proporre innovazione e anzi se ne guardi bene. In una sagra del conformismo musicale e culturale, Gianluca Grignani comunque non spicca.


Chiara - Straordinario

La sua partecipazione a Sanremo nel girone dei giovani le aveva fruttato, oltre ad un pacco di soldi, un lungo contratto come testimonial pubblicitaria della Tim. Rivedendola di nuovo all'Ariston mi chiedo se abbia riflettuto bene sulle conseguenze...
Chiara canta bene un brano che sembra composto all'ottanta per cento dal ritornello. La strategia è furba ma l'idea di fondo non è così interessante, la sensazione che mi lascia alla fine è di un roteare quasi ossessivo di note sulla stessa scala che mi provoca un certo fastidio. Visto che "repetita juvant", l'intento palese è di puntare alla formula del tormentone melodico. A mio parere, in questo caso, non funziona.

 

Nek - Fatti avanti amore

Qualcuno dica a Nek che gli anni '90 sono finiti! Lui sa cantare, non lo nego, ma il brano che porta quest'anno sa di già sentito come poche altre cose. La melodia strumentale, la pasta sonora, il tempo di batteria, mi suonano in testa al limite del plagio. Poderosa l'inutilità dell'orchestra nell'economia del tutto. 
Guardando il video, nelle riprese dall'altro, mi accorgo di una cosa che non avevo mai notato: davanti alla postazione dei cantanti, ben incassato nel pavimento, c'è un gobbo. C'è un fottuto gobbo! Capisco l'emozione, capisco l'esigenza di prevenire l'imprevedibile ma davvero i big della musica italiana non si ricordano le parole di un brano di tre minuti? In questa edizione del festival, più ancora che in altre, se anche si scordassero cosa devono cantare basterebbe che ripetessero convulsamente la parola "amore" e nessuno si accorgerebbe di nulla. Ognuno di loro lo fa già venti, venticinque volte a pezzo, chi mai ne noterebbe ancora un paio?
Torniamo brevemente a Nek. Caro Nek, siccome già so che "Fatti avanti amore" diventerà un clamoroso successo commerciale trituragonadi, sappi che ti odio preventivamente.

 

Lara Fabian - Voce

Il fatto che cantare una canzone a Sanremo imponga di dire effettivamente delle parole non impensierisce Lara Fabian, che se ne sbatte completamente del testo e si dedica solo ad una serie illimitata di barocchismi vocali. Appurato che non riesco a distinguere più di qualche parola qua e là, cedo e mi concentro sulla tecnica vocale che tanto cerca di mettere in mostra. Qua casca l'asino. Per quanto sia un'interprete con una lunga esperienza alle spalle, più di qualcosa non mi torna. L'appoggio della voce ha un che di artefatto, i vibrati sono molto innaturali, la dinamica del tutto assente. Un gran controllo, non c'è che dire, però avrei preferito qualche quintale di gorgheggi in meno e un minimo di sentimento in più. Lo stile da primo della classe che cerca in tutti i modi di far notare quanto è bravo mi fa ricordare che "sono milioni di milioni tutte le generazioni che han vissuto nonostante il giramento di..."
Insomma, Lara, vai a farti due birre con Bianca Atzei e insegnale come si ottimizza lo sforzo vocale mentre impari qualche emozione che si può provare mentre si canta davanti a milioni di spettatori!

 

Dear Jack - Il mondo esplode tranne noi

Questo gruppo è l'emblema di come i giovani con qualche potenzialità e un sacco di motivazione possano venire triturati dal sistema schiacciasassi del marito di Costanzo per diventare una macchina fabbrica soldi. Stavolta forse i tempi non erano ancora maturi per portare i Dear Jack a Sanremo. L'esibizione è opaca da parte di tutti, con imprecisioni emotive che mal si sposano con il livello medio di autocontrollo degli altri concorrenti "big". Se a questo aggiungiamo un brano che di catchy ha solo il titolo, si ottiene una formula con scarse probabilità di successo. C'è da dire anche che i ragazzi, vista la sfolgorante e rapida carriera, sono stati scaraventati su quel palcoscenico gravati da pesanti aspettative. Non preoccupatevi, Dear Jack, le ragazzine urlanti continueranno a urlare comunque.
Dal canto mio, invece, ammetto di non avere alcuna fretta di risentirli.

 

Stavolta sono riuscito a scrivere tutto prima della finale, addirittura con una mano sola mentre servivo i clienti in negozio con l'altra. L'esito della kermesse musicale, come sempre, è relativamente influente sulla notorietà che potranno avere o meno i brani in gara nel prossimo futuro. Mi sembra però palese che qualcuno - ad esempio Nek e Il Volo - è partito con il piede giusto in termini di vendite potenziali. Il giovane trio, in particolare, è riuscito ad azzeccare una canzone che sbancherà anche oltreoceano, dove sta già riscuotendo ampi successi. Un caso? Non penso proprio. Mi chiedo dunque che aspettative potessero avere fin dalle fasi compositive altri artisti in gara, la cui offerta si è rivelata tremendamente debole. 
Rileggendo il post, noto che non ho avuto lo stesso impulso irriverente di altre recensioni che ho scritto in passato. Forse stavolta la media delle proposte era più alta, oppure sono stato anestetizzato dalla noia per un evento il cui senso mi appare sempre più misterioso. La "canzone italiana" da cui prende il titolo il festival non è certo un'entità caratterizzata dalla staticità, ormai basta un rapido giro su youtube per poter apprezzare quanto sia evoluta nel corso degli anni, rispecchiando il proprio tempo e rappresentando una determinata società. Ebbene, cosa rappresenta la musica nostrana oggi? Che tipo di persone, che tipo di società? In un tessuto sempre più frammentato come quello in cui viviamo, non riesco a credere che gli italiani si dividano fra quelli che ascoltano canzoni d'amore e quelli che ascoltano canzoni d'amore in una salsa che nel resto del mondo è fuori moda da almeno un decennio. Oppure al popolo dello stivale interessano solo le canzoni d'amore?

Se questo tema è davvero così caro, significa evidentemente che ne siamo i paladini. Apriamo dunque Wolfram Alpha e facciamo un paio di ricerche statistiche: cominciamo dall'andamento dei matrimoni nel Belpaese. Insomma, se ci piace tanto l'amore significa che abbiamo un gran desiderio di concretizzare una relazione, no?

Il trend dei matrimoni in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ehm... direi di no. Per capire meglio la situazione, facciamo una seconda ricerca: questa volta vediamo i divorzi.

 

Divorzi Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...et voilà, il popolo dell'amore! Che irriducibili romanticoni!

Come interpretare dunque questi dati? Forse c'è un sacco di amore da dare ma si fatica a trovare la persona giusta? E durante la ricerca che si fa? La risposta arriva impietosa dal sito dei Carabinieri: "sono più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito abusi fisici o sessuali nell'arco della loro vita." Quindi, mentre aspettiamo la persona giusta, meniamo quella che ci sta vicino! Sono sopraffatto dal romanticismo...

Ecco cosa in definitiva non mi torna, la distanza fra la patinatura musicale del festival di quest'anno e la vita delle persone che la musica pretende di descrivere e/o rappresentare.

Coraggio, non pensateci. In fondo questi sono solo i rantoli di un nessuno qualunque e verranno letti forse da qualche centinaio di persone. Rilassatevi davanti alla televisione e godetevi pure questo show pieno di lucine, sentitevi coinvolti dai messaggi positivi che il team di Conte vi propone e domani cominciate a tempestare di chiamate le radio per richiedere le vostre canzoni preferite, così muovete anche l'economia.

Tanto poi, nella stragrande maggioranza dei casi, vi scaricherete l'mp3 illegalmente... e a molte delle canzoni in gara, avrete così fatto un favore.

Buona visione!

 

Gadjet



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